Dino Izzo – Capitolo XII Passages

Potrei iniziare questo testo come spesso leggo in giro, partendo da una genesi,  trascrivendo in questo caso l’ esatto significato della parola segno, essendo così importante nell’arte di Dino Izzo,  e partire col dirvi che in semiotica è considerato un’unità discreta di significato, un sistema composto da un segnale che rinvia ad un contenuto… ecc.ecc. ; oppure iniziare questo testo con C’era una volta… prendendo spunto dal titolo, Capitolo XII, che rimanda in maniera diretta al mondo dei libri, della narrazione, ad una storia senza tempo che continua a vivere ogni giorno,

ma non lo farò.

Se c’è una cosa che ho imparato, stando a contatto con Dino Izzo in questi mesi, è che la linearità e la regola esatta non esistono. Non esistono certezze e punti di vista uguali per tutti. Nemmeno il tempo, a momenti, può essere scandito.

Di conseguenza, non esistono nemmeno testi critici scritti secondo canoni prestabiliti, e dunque posso iniziare da dove voglio.

Esistono – e mi prendo tutta la responsabilità nell’affermare la cosa con assoluta certezza – le emozioni, le contaminazioni e le sensazioni, il disordine che diventa ordine e vicerversa.

Esiste la motivazione e l’intuizione, che spesso ci permettono di poter vivere ed interpretare la realtà in maniera diversa: colorarla, tracciarla, attraversarla, cambiarla.

Esiste l’ironia che dovrebbe diventare la nostra ombra e la leggerezza nel voler affrontare tematiche serie poiché non è detto che per dire cose importanti bisogna utilizzare toni grevi.

Esiste la cura e l’attenzione per le piccole cose, perché spesso quello che ci circonda ci racconta molto più di quello che vediamo.

Esiste, poi, il mondo di Dino Izzo che racchiude, secondo me, tutto questo e tanto altro ancora. Un mondo leggero ma attento, fantasioso e reale, impercettibile e presente allo stesso tempo.

Dove il segno è principio di un concetto pronto ad evolversi; un passaggio, tra lo spunto per l’azione e l’azione stessa. Laddove la parola dirige il significato di quello che diciamo e che pensiamo, il segno crea un nuovo modo per poter scrivere una storia, attraverso un linguaggio personale, immaginifico e immaginato. Se ci fermiamo un attimo a riflettere, infatti, immaginazione e immagine sono due concetti molto diversi tra loro, seppure i due termini abbiano la stessa radice: l’immagine definisce confini delineati, l’immaginazione suggerisce il modo per poterli demolire o, quantomeno, per crearne dei nuovi.

E allora, ad esempio, una foto sfocata può raccontarci molteplici sfumature di un soggetto, le foto dall’alto della costa caprese possono ricordarci quanto l’infanzia non ci abbia mai abbandonati, fortunatamente, del tutto; e le cime, che solitamente nel nostro immaginario sono così alte ed impervie, si possono addirittura rimpicciolire e catalogare; e gli uccelli possono rimanere in cielo pur non essendo in volo.

L’arte di Dino Izzo ci ricorda quanto sia importante la libertà di espressione in tutte le sue direzioni, di come non ci siano per forza spiegazioni logiche dietro ad un concetto sviluppato con minuzia.

Ma, soprattutto, Dino ci insegna che si può volare anche tenendo le ali in tasca.

                                                                                                                    Rita Alessandra Fusco

 

 

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