Io Sono Nessuno / Collettiva d’artisti: Silvestre, Conte, Menna, Foglia

Quando ho scelto il titolo di questa mostra, “Io sono nessuno”, non conoscevo la poesia omonima di Emily Dickinson – Io sono Nessuno! Tu chi sei? Sei Nessuno anche tu? Allora siamo in due! Non dirlo! Potrebbero spargere la voce! Che grande peso essere Qualcuno! (…) – non sapevo quanto il mio punto di partenza fosse uguale all’intenzionalità dei suoi versi. E’ stata la prima scelta: istintiva, naturale.

Ho meditato a lungo. Sulla complessità della vita, sul termine caotico e su come di questi tempi non sia proprio sinonimo di qualcosa di positivo, accattivante, stimolante. Piuttosto è sinonimo di vuoto.

Di fretta, di superficialità, di massa.

Ho pensato a quanto possa urlare forte il silenzio nelle vite di ciascuno di noi, a quanto ci sia bisogno di esistere in punta di piedi.

Ho pensato a loro, agli artisti che avevo di fronte: le loro storie, le loro sfaccettature, le differenze, il cammino intrapreso e da intraprendere. Marcello Silvestre, Antonio Conte, Nicola Menna, Antonio Foglia sono diversi tra loro ma, allo stesso tempo, complici di una condizione comune: esistere, nonostante tutto.

Dorotea, Zenobia e Irene sono la riproduzione scultorea delle Citta Invisibili di Italo Calvino, nello specifico, quelle del desiderio, dei segni, del nome. Portano fisicamente il peso di un’umanità alla deriva, la complessità e il disordine della realtà; il bisogno di riemergere, riscoprirsi, come un atto necessario, esistenziale. Silvestre riesce a riprodurre, attraverso il suo gesto artistico, tutta la sensibilità che lo contraddistingue, tutta la volontà di esistere, giorno per giorno, con i piedi ben saldati a terra ed i sogni a portata di mano.

Antonio Conte, invece, riprende un pezzo di storia del suo passato artistico – il figurativo – e lo fa scontrare col presente – il colore incandescente: i suoi personaggi sono eroi senza tempo; mascherati, nascosti, evanescenti, sono fisicamente ingombranti ed esistono in tutta la loro esuberanza cromatica. Fanno parte delle nostre vite ma hanno perso la loro essenza, la loro veridicità, il raziocinio, gli occhi che rispecchiano l’anima. Sono eroi del niente e del tutto, in attesa di riappropriarsi del loro io, nascosto bene nei ricordi e nella vacuità.

Nicola Menna parte da se stesso. Ogni piccolo pezzo dei suoi collage sono un tratto distintivo della sua esistenza, destrutturata intimamente, frutto di particolari momenti del suo vissuto. Ogni pezzo vive di vita propria per poi ricomporsi piano piano, facendo i conti con tutto quello che la circonda. Le sue opere ci ricordano quanto il passato possa dare il giusto slancio al futuro, quanto ogni singolo passo sia importante per essere presente.

Antonio Foglia, infine, attraverso una personale tecnica cromatica riproduce su tela o su carta, mondi immaginari ed immaginati, onirici, che esistono da qualche parte, non molto lontano da noi. Sono i mondi di un’esistenza libera dove il dolore, l’inciampo, l’errore sono doni, fondamentali per la scoperta di nuove direzioni; come se l’esistenza di ciascuno acquistasse maggiore consapevolezza dopo un lungo viaggio.

In questo modo, tutti e quattro sono Nessuno, quel Qualcuno pesante, che in maniera impercettibile, ogni giorno, racconta il proprio modo di esistere.

Voci fuori dal coro, nel coro.

 

Rita Alessandra Fusco

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