IL BIANCO È NERO – Vittorio Avella/Giovanni Timpani

“Il bianco è nero” è un incontro.

Due generazioni artistiche che non si contrappongono, bensì, dialogano tra loro. E lo fanno in maniera assolutamente complementare, nonostante età e storie differenti.

Il filo conduttore di questo incontro è la poetica dell’incisione.

Il Maestro Vittorio Avella non ha bisogno di presentazioni: a parlare è la sua arte ed il suo vissuto; incontri e dedizione, cura e occhi gentili per guardare il mondo. Le sue acqueforti e acquetinte ci raccontano versi mai recitati, custoditi in paesaggi sussurrati; sfumature plenari che aprono a mondi che esistono, da qualche parte, nell’anima.

Giovanni Timpani, nonostante la giovane età, ha da una parte, ben stretti in una mano, tutti i suoi riferimenti artistici – Dürer, la metafisica di De Chirico, il tardo Rinascimento – dall’altra, nuove storie da raccontare, da incidere su carta in maniera attenta e devota. Le sue opere utilizzano un linguaggio più cupo, figlio di una introversione sensibile, sottile.

Una pratica artistica meravigliosa, quella dell’arte incisoria, che ha bisogno di attenzione e cura; che cuce su carta memorie senza tempo. Riesce quasi ad essere più eterna delle altre forme d’arte, perché ferma le immagini in una dimensione apparentemente lontana, meno immediata; riuscendo, però, a raccontarci, allo stesso modo della pittura o della scultura, quello che vediamo, percepiamo, viviamo.

E così il bianco diventa nero ed il nero diventa bianco. Non ci sono demarcazioni violente o linee di confine: dove nasce uno, non muore l’altro. Seppur diverse tra loro, le loro incisioni si fondono in un discorso unico, mantenendo nitida la loro natura di artisti e di uomini: garbati, eleganti, delicati.

La riuscita di questo incontro, poi, è data anche dalla contrapposizione del piccolo autoritratto del Maestro Avella – capofila di un discorso che ha radici ben profonde nel tempo e nello spazio – con l’autoritratto di Giovanni Timpani, figlio di una contemporaneità pop, che ci ricorda, in maniera imponente, che ci sono ancora molte storie da raccontare, strade da percorrere, radici da impiantare in questo sconfinato campo.

Che l’incisione continuerà a perpetuarsi nel tempo, bellissima e libera da ogni regola.

Come la poesia.

 

Rita Alessandra Fusco

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